Qui di seguito l'inizio della conversazione con George Siemens di Cinzia Massa in uscita su Quaderni di Rassegna Sindacale - Lavori (Anno 2008, n° 1, gennaio - marzo).
Un'articolo tutto da leggere. In un inserto dedicato alla Comunicazine con le interviste a Fulvio Fammoni e a George Siemens, le storie di Luca De Biase, Raffaele Fiengo, Piergiovanni Mometto, Nicoletta Rocchi e Rosario Strazzullo, e il commento alla normativa europea ed italiana in materia di sistemi radiotelevisivi di Antonio Lieto.
George Siemens è direttore associato del Learning Technologies Centre dell’Università di Manitoba, fondatore e presidente di Complexive Systems Inc. (laboratorio di elearning), autore di Knowing Knowledge, nel quale esplora i cambiamenti in atto nella produzione, organizzazione e gestione della conoscenza e le conseguenze di tali cambiamenti a livello organizzativo.
Il suo nome è legato in modo particolare al concetto di connettivismo, secondo il quale l'apprendimento (definito come azione di conoscenza) è un processo capace di attivare reti, di creare le connessioni sempre più indispensabili per imparare meglio. E di più. Come potete leggere nell’intervista che segue.
Quaderni di Rassegna Sindacale
Lei ha incardinato la sua teoria intorno all’idea che saper fare qualcosa significa sapere dove trovare le informazioni che servono per farla; che la cura delle connessioni, la capacità di essere presente con il proprio nodo nella rete della conoscenza è parte fondamentale del processo di apprendimento; che tutto ciò è riferibile all’ambito della socialità più che a quello dell’informazione.
Ci può dire di più sull’utilità di questo approccio? E come ha affrontato la questione relativa alla necessità che gli studenti sviluppino il loro ambiente di apprendimento in termini di conoscenza e non di sola informazione?
George Siemens
Ci sono dati che confermano la rilevanza di questo approccio (di “strutture a rete della conoscenza”) a differenti livelli.
Esiste un corpus crescente di lavoro proveniente dalle neuroscienze che supporta l’idea che il nostro cervello racchiuda le informazioni in modo distribuito. Consideri, ad esempio, una palla rossa che rotola lungo un tavolo e che cade sul pavimento. L’idea è che tale processo, a livello conoscitivo, non sia situato in un unico neurone ma sia inserito nella nostra mente in maniera distribuita. La rete o, più precisamente, le connessioni dei diversi neuroni, è ciò che noi chiamiamo “una palla rossa che rotola sul tavolo e cade sul pavimento”. Ciò che voglio dire è insomma che la conoscenza risiede nelle connessioni formate nelle reti. I nodi nuovi che vengono aggiunti rimodellano la forma dei nodi esistenti. Bechtel e Abrahamsen sostengono, come molti altri nel campo dell’intelligenza artificiale e della computer science, l’idea del connessionismo. I modelli connessionisti enfatizzano il fatto che le attività ed i fenomeni mentali possono essere meglio descritti come attributi emergenti delle reti neurali.
Il nostro lavoro muove anche dal campo della mappatura dei concetti. Novak ha indagato il ruolo svolto dalle mappe concettuali nell’attività di rappresentazione ed organizzazione delle informazioni. Ausubel ha esplorato la teoria degli schemi come elemento fondante delle attività cognitive e di apprendimento. Tali lavori, benché differenti, hanno sottolineato il valore delle connessioni e la loro correlazione sia con il tema della “rappresentazione della conoscenza”, per usare la terminologia di Novak, (personalmente credo che una mappa di concetti rappresenti dell’informazione e non della conoscenza) sia con quello dei modelli di apprendimento.
Ma ho trovato anche evidenze empiriche alla teoria del connettivismo: i blog, i wiki, i podcast, Youtube, Facebook, Myspace, e una miriade di altri “social tools” consentono alle persone l’opportunità, senza precedenti, di diventare ciò che Dutton ha definito “il quinto stato” . Il quinto stato è una nuova forma di controlli e bilanciamenti per la validità dell’informazione e la sua accuratezza. Che aumenta rispetto al controllo delle sole strutture tradizionali preesistenti (esperti e media istituzionali). Il lavoro di più persone online ha creato Wikipedia, siti e community come Digg.com e molto altro. Le azioni di molti possono fungere da vero e proprio arbitro per la definizione di idee e concetti importanti.
Cosa è richiesto a questo modello per funzionare? L’accesso all’informazione e gli strumenti per la comunicazione. L’attuale pressione sui temi del copyright riguarda il tema dell’accesso. Il copyright, così come è attualmente concepito, è antagonista ai principi dei flussi reticolari che definiscono gran parte delle attività online. Gli accademici che insistono solo sulle pubblicazioni tradizionali perdono la grande occasione di essere trovati da coloro che reperiscono le informazioni usando Google o altri motori di ricerca. Molti studenti oggi vanno sui motori di ricerca prima di andare nelle biblioteche. Gli educatori che desiderano lasciare una loro impronta hanno bisogno di esistere negli stessi spazi in cui si muovono i “cercatori”. E, cioè, nel caso specifico, sul web.
Il punto finale relativo a informazione e conoscenza è di vitale importanza. Il solo accesso non è equiparabile alla conoscenza. La conoscenza nasce attraverso il nostro attivo coinvolgimento con l’informazione. Noi abbiamo bisogno di pensare, riflettere, rivedere e così via. Questa è un’area che richiede attenzione e che è stata largamente trascurata. Le discussioni sulla letteratura digitale stanno facendo progressi in merito enfatizzando i tipi di abilità richiesti dai learners per essere funzionali in un mondo in rapida trasformazione. Ma le connessioni nascoste hanno bisogno di tempo per formarsi. Per capire in pieno la sostanza di una idea importante serve il dibattito, il coinvolgimento attivo, il tempo per la riflessione. I nuovi nodi diventano importanti per la nostra complessiva conoscenza reticolare solo quando diventano importanti in relazione agli altri nodi della rete.
venerdì 11 aprile 2008
martedì 25 settembre 2007
Meglio diplomati che laureati?
ILunedì 24 settembre alla Feltrinelli Libri e Musica di Piazza dei Martiri, Napoli, è stato presentato il libro "Come ti erudisco il pupo - Rapporto sull'università italiana", Ediesse editore.
Quella che potete leggere qui di seguito è la mail inviata F. C.:
[...] Mi è dispiaciuto moltissimo andar via e non aver ascoltato le risposte ai tanti quesiti posti dal "pubblico".
In realtà anche io avrei voluto fare un piccolo intervento ma, anche un pò per timidezza, non mi sono esposto.
Ciò che avrei voluto fare è aprire una piccola parentesi su quelle che sono le conseguenze di questa condizione universitaria sul mondo del lavoro.
Gli effetti malefici di tutto ciò che è stato oggetto di dibattito questa sera, non possono che avere effetti altrettanto negativi nel mondo lavorativo. Infatti mi capita spesso di constatare che nell'azienda per la quale lavoro (una società di ingegneria meccanica, elettronica, informatica, di oltre mille dipendenti, dove la ricerca industriale è pane quotidiano e l'innovazione del prodotto è il core business) è sempre più difficile selezionare neo assunti laureati di primo livello in ingegneria. Pensi che si preferisce esaminare un diplomato a massimo punteggio che un laureato del nuovo ordinamento.
Morale della favola: la percentuale di laureati in azienda che superava il 90% fino al 2002 è oggi del 85% pur rimanendo intatto il numero totale dell'organico.
Preoccupante, molto preoccupante. E ancor più malefico è il doppio torto che si fa alle nuove generazioni che si affacciano in un contesto lavorativo di tipo globale ma con molte carte in meno da potersi giocare causa una inadeguata preparazione rispetto ai colleghi europei.
Che dire?
Che di fronte a fatti e considerazioni di questo tipo si rischia davvero di rimanere senza parole.
Che la riforma che doveva portare la nostra università in Europa e i nostri giovani a trovare più facilmente lavoro pare aver clamorosamente fallito anche da questo versante.
E che, anche con il vostro aiuto, contiamo di sapere se l'azienda di F.C. è un'eccezione o se pure altre aziende considerano i diplomati più "affidabili" dei laureati di primo livello.
Quella che potete leggere qui di seguito è la mail inviata F. C.:
[...] Mi è dispiaciuto moltissimo andar via e non aver ascoltato le risposte ai tanti quesiti posti dal "pubblico".
In realtà anche io avrei voluto fare un piccolo intervento ma, anche un pò per timidezza, non mi sono esposto.
Ciò che avrei voluto fare è aprire una piccola parentesi su quelle che sono le conseguenze di questa condizione universitaria sul mondo del lavoro.
Gli effetti malefici di tutto ciò che è stato oggetto di dibattito questa sera, non possono che avere effetti altrettanto negativi nel mondo lavorativo. Infatti mi capita spesso di constatare che nell'azienda per la quale lavoro (una società di ingegneria meccanica, elettronica, informatica, di oltre mille dipendenti, dove la ricerca industriale è pane quotidiano e l'innovazione del prodotto è il core business) è sempre più difficile selezionare neo assunti laureati di primo livello in ingegneria. Pensi che si preferisce esaminare un diplomato a massimo punteggio che un laureato del nuovo ordinamento.
Morale della favola: la percentuale di laureati in azienda che superava il 90% fino al 2002 è oggi del 85% pur rimanendo intatto il numero totale dell'organico.
Preoccupante, molto preoccupante. E ancor più malefico è il doppio torto che si fa alle nuove generazioni che si affacciano in un contesto lavorativo di tipo globale ma con molte carte in meno da potersi giocare causa una inadeguata preparazione rispetto ai colleghi europei.
Che dire?
Che di fronte a fatti e considerazioni di questo tipo si rischia davvero di rimanere senza parole.
Che la riforma che doveva portare la nostra università in Europa e i nostri giovani a trovare più facilmente lavoro pare aver clamorosamente fallito anche da questo versante.
E che, anche con il vostro aiuto, contiamo di sapere se l'azienda di F.C. è un'eccezione o se pure altre aziende considerano i diplomati più "affidabili" dei laureati di primo livello.
giovedì 20 settembre 2007
Se prima erano in quattro ...
Adesso sono 12 le università telematiche che rilasciano titoli accademici con valore legale ai sensi dell’articolo 3 del Decreto Ministeriale n. 509 del 3 novembre 1999 e precisamente:
Telematica Universitas Mercatorum (2 corsi di laurea)
Universita telematica e-Campus (11 corsi di laurea)
Università telematica internazionale (UNITEL) (3 corsi di laurea)
Universita telematica delle scienze umane UNISU (4 corsi di laurea)
Universita telematica Pegaso (nessun corso di laurea nel 2007, 2 nel 2006)
Universita telematica Giustino Fortunato (2 corsi di laurea)
Universita telematica non statale Leonardo da Vinci (5 corsi di laurea)
Universita telematica GUGLIELMO MARCONI (12 corsi di laurea)
Università telematica internazionale UNINETTUNO (12 corsi di laurea)
Universita telematica TEL.M.A. (4 corsi di laurea)
LUMES (nessun corso di laurea)
Università telematica "ITALIAN UNIVERSITY LINE" IUL (nessun corso di laurea).
Come si può verificare, dai dati ufficiali pubblicati sul sito dell'offerta formativa del MIUR (http://offf.miur.it) risulta che in 2 casi non ci sono corsi di laurea attivati nel 2007 nè negli anni precedenti, mentre nel caso dell'Università Telematica Pegaso non risultano attivati corsi per il 2007, mentre nel 2006 risultano attivi due corsi (che non possono essere certamente terminati in un anno e dunque non si comprende come possano non essere presenti quest'anno).
E' il sito del MIUR a non essere aggiornato? Prosegue senza regole e/o controlli questa sorta di moltiplicazione dei pani e dei pesci che caratterizza lo sviluppo degli atenei telematici?
Che fare affinché anche in Italia l'apprendimento online diventi un moltiplicatore di opportunità invece che una fabbrica di lauree?
Non perdetevi le prossime puntate.
Davvero non ci resta che piangere?
Telematica Universitas Mercatorum (2 corsi di laurea)
Universita telematica e-Campus (11 corsi di laurea)
Università telematica internazionale (UNITEL) (3 corsi di laurea)
Universita telematica delle scienze umane UNISU (4 corsi di laurea)
Universita telematica Pegaso (nessun corso di laurea nel 2007, 2 nel 2006)
Universita telematica Giustino Fortunato (2 corsi di laurea)
Universita telematica non statale Leonardo da Vinci (5 corsi di laurea)
Universita telematica GUGLIELMO MARCONI (12 corsi di laurea)
Università telematica internazionale UNINETTUNO (12 corsi di laurea)
Universita telematica TEL.M.A. (4 corsi di laurea)
LUMES (nessun corso di laurea)
Università telematica "ITALIAN UNIVERSITY LINE" IUL (nessun corso di laurea).
Come si può verificare, dai dati ufficiali pubblicati sul sito dell'offerta formativa del MIUR (http://offf.miur.it) risulta che in 2 casi non ci sono corsi di laurea attivati nel 2007 nè negli anni precedenti, mentre nel caso dell'Università Telematica Pegaso non risultano attivati corsi per il 2007, mentre nel 2006 risultano attivi due corsi (che non possono essere certamente terminati in un anno e dunque non si comprende come possano non essere presenti quest'anno).
E' il sito del MIUR a non essere aggiornato? Prosegue senza regole e/o controlli questa sorta di moltiplicazione dei pani e dei pesci che caratterizza lo sviluppo degli atenei telematici?
Che fare affinché anche in Italia l'apprendimento online diventi un moltiplicatore di opportunità invece che una fabbrica di lauree?
Non perdetevi le prossime puntate.
Davvero non ci resta che piangere?
martedì 18 settembre 2007
Coinvolgere, socializzare, insegnare
Due miei recenti articoli su La Stampa.it (Socializzo, dunque imparo e Coinvolgo. Voce del verbo insegnare) sono stati l'occasione per ritornare sui temi relativi alle modalità di insegnamento e di apprendimento.
Ribadito che intorno a questi temi le opinioni sono tante, e che naturalmente saremo felici di ospitarle anche su queste pagine, rimane da aggiungere che attorno agli aspetti relazionali e alla capacità di coinvolgere si gioca una parte importante del fututo dei processi di apprendimento lungo tutto l'arco della vita. O no?
Ribadito che intorno a questi temi le opinioni sono tante, e che naturalmente saremo felici di ospitarle anche su queste pagine, rimane da aggiungere che attorno agli aspetti relazionali e alla capacità di coinvolgere si gioca una parte importante del fututo dei processi di apprendimento lungo tutto l'arco della vita. O no?
lunedì 3 settembre 2007
Atenei Online: Quale E-Learning?
Questo il titolo del Seminario nazionale promosso da Italian University Line (IUL) a Montecatini Terme, il 15 Settembre 2007.
Detto che, come informano i promotori, "la IUL - Italian University Line - è un’università telematica, pubblica, non statale, istituita con Decreto Ministeriale del 2 dicembre 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 5 gennaio 2006. Rilascia titoli accademici con valore legale ai sensi dell’articolo 3 del Decreto Ministeriale n. 509 del 3 novembre 1999" e che tale università
"si avvale dell’esperienza di 5 università italiane: Università degli Studi di Milano-Bicocca, Università degli Studi di Firenze, Università degli Studi di Macerata, Università degli Studi di Lumsa Roma, Università degli Studi di Palermo e di Indire “Istituto Nazionale di Documentazione per l’Innovazione e per la Ricerca Educativa” si può aggiungere che:
la domanda che dà il titolo al convegno è sicuramente di quelle giuste;
molte delle risposte fin qui date, com'è documentato in questo stesso blog (Frame from Laurea.com), risultano essere del tutto insoddisfacenti;
vi terremo informati su quelli che sono satti gli esiti della discussione.
Detto che, come informano i promotori, "la IUL - Italian University Line - è un’università telematica, pubblica, non statale, istituita con Decreto Ministeriale del 2 dicembre 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 5 gennaio 2006. Rilascia titoli accademici con valore legale ai sensi dell’articolo 3 del Decreto Ministeriale n. 509 del 3 novembre 1999" e che tale università
"si avvale dell’esperienza di 5 università italiane: Università degli Studi di Milano-Bicocca, Università degli Studi di Firenze, Università degli Studi di Macerata, Università degli Studi di Lumsa Roma, Università degli Studi di Palermo e di Indire “Istituto Nazionale di Documentazione per l’Innovazione e per la Ricerca Educativa” si può aggiungere che:
la domanda che dà il titolo al convegno è sicuramente di quelle giuste;
molte delle risposte fin qui date, com'è documentato in questo stesso blog (Frame from Laurea.com), risultano essere del tutto insoddisfacenti;
vi terremo informati su quelli che sono satti gli esiti della discussione.
venerdì 3 agosto 2007
Frame 34. Un patto per l'Università: il commento
Per una volta non abbiamo dubbi. È proprio il caso di tornare a parlarne.
Di che cosa?
Della lettera di inizio agosto con la quale i Ministri Fabio Mussi e Tommaso Padoa-Schioppa hanno voluto accompagnare il documento “Misure per il risanamento finanziario e l’incentivazione dell’efficacia e dell’efficienza del sistema universitario” licenziato dalla Commissione Muraro il 31 luglio e sottolineare l’esigenza di un Patto per l’Università.
L’iniziativa è per molte ragioni importante. E il fatto che ci vorrà tempo prima di poterne valutare compiutamente gli effetti non impedisce certo di cominciare a discuterne. Di provare a definire una prima griglia di questioni. Di mettere in fila alcune considerazioni e domande che l’iniziativa dei due Ministri suggerisce.
Cominciamo dal capitolo “luci”, nel quale a nostro avviso è possibile annoverare:
la proposta stessa di un “Patto per l’università” che contenga “gli elementi idonei a rafforzare la cultura della valutazione” e sia finalizzato a “una programmazione di medio periodo delle dotazioni finanziarie in un quadro in cui siano chiari gli obiettivi da perseguire e gli incentivi per elevare la qualità della didattica e l’efficacia della ricerca”;
l’idea di chiamare "tutto il mondo dell’università, a partire dagli organi di governo degli Atenei, ad un grande confronto e ad un serrato lavoro di analisi e di proposta, che possa tradursi rapidamente in provvedimenti concreti e comportamenti innovativi” da inserire nel Patto stesso;
la scelta di puntare sulla costituenda Agenzia di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) per determinare in che misura “la qualità scientifica e didattica dell’ateneo e dei diversi settori di ogni ateneo risulterà accresciuta" [.. e per attivare ..] "lo strumento dell’incentivazione finanziaria di provenienza statale, legata alla programmazione e ai risultati ottenuti");
l’idea di incentivare la mobilità di studenti e professori “anche attraverso congrue politiche edilizie e di sostegno economico”;
Ribadito che, come sempre in questi casi, perché le “luci” siano davvero tali occorre che le cose dette divengano cose fatte, possiamo passare al capitolo “ombre” nel quale invece è possibile a nostro avviso annoverare:
la scelta del “Risanamento finanziario e incentivazione dell’efficacia e dell’efficienza del sistema universitario” come criterio guida fondamentale intorno al quale strutturare il Patto e le conseguenti indicazioni relative alla necessità di:
1. subordinare alla compatibilità con i vincoli finanziari la dichiarata necessità di "Migliorare tanto la qualità dell’offerta didattica quanto la qualità della ricerca scientifica", e di aumentare (portandola dall’attuale 0,88 per cento del PIL a quel 1,2 per cento che rappresenta la media OCSE) la quota di risorse da destinare alla formazione universitaria e alla ricerca scientifica;
2. affidare al meccanismo delle incentivazioni la chiave per assicurare “la ricerca di un migliore equilibrio finanziario degli atenei con l’indicazione di modi efficaci per una più rigorosa applicazione delle regole e per la promozione della qualità didattica e scientifica";
Naturalmente la questione non è astrattamente quella di considerare le risorse da destinare a tale scopo una variabile indipendente ma di prendere atto concretamente che la “questione università” ha un’importanza strategica tale per il sistema Paese da dover essere necessariamente considerata una priorità. Detto in altri termini, occorre decidere che l’Università e la Ricerca fanno parte dei settori nei quali prioritariamente investire risorse, ad esempio destinando ad esse, sulla base di criteri rigorosi e trasparenti, una quota dell'extragettito fiscale.
Cosa aggiungere ancora?
Che convincono poco anche la mancata definizione del carattere precipuo dei “parametri oggettivamente stabiliti e verificati” che faranno sì che "le incentivazioni, per una quota già inizialmente significativa di nuove risorse, andranno agli atenei e ai settori che risultino oggettivamente sottofinanziati e che si dimostrino qualitativamente migliori quanto alle politiche di bilancio, alla gestione del personale docente e non docente, all’offerta didattica e alla produzione scientifica”; il carattere ancora troppo generico del riferimento alla possibilità di sostenere il finanziamento privato della ricerca con interventi di natura fiscale; la mancanza di un riferimento forte verso il sistema impresa affinché assuma, in materia di finanziamento della ricerca scientifica, un ruolo in linea con ciò che accade nei paesi più avanzati d’Europa, in USA, in Giappone.
E voi, cosa ne pensate?
La discussione è più che mai aperta e l’auspicio è che siate in tanti ad interagire, a far conoscere la vostra opinione e le vostre idee per arricchire, integrare, migliorare queste prime, provvisorie, ovviamente opinabili, linee di ragionamento.
Buona partecipazione.
Di che cosa?
Della lettera di inizio agosto con la quale i Ministri Fabio Mussi e Tommaso Padoa-Schioppa hanno voluto accompagnare il documento “Misure per il risanamento finanziario e l’incentivazione dell’efficacia e dell’efficienza del sistema universitario” licenziato dalla Commissione Muraro il 31 luglio e sottolineare l’esigenza di un Patto per l’Università.
L’iniziativa è per molte ragioni importante. E il fatto che ci vorrà tempo prima di poterne valutare compiutamente gli effetti non impedisce certo di cominciare a discuterne. Di provare a definire una prima griglia di questioni. Di mettere in fila alcune considerazioni e domande che l’iniziativa dei due Ministri suggerisce.
Cominciamo dal capitolo “luci”, nel quale a nostro avviso è possibile annoverare:
la proposta stessa di un “Patto per l’università” che contenga “gli elementi idonei a rafforzare la cultura della valutazione” e sia finalizzato a “una programmazione di medio periodo delle dotazioni finanziarie in un quadro in cui siano chiari gli obiettivi da perseguire e gli incentivi per elevare la qualità della didattica e l’efficacia della ricerca”;
l’idea di chiamare "tutto il mondo dell’università, a partire dagli organi di governo degli Atenei, ad un grande confronto e ad un serrato lavoro di analisi e di proposta, che possa tradursi rapidamente in provvedimenti concreti e comportamenti innovativi” da inserire nel Patto stesso;
la scelta di puntare sulla costituenda Agenzia di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) per determinare in che misura “la qualità scientifica e didattica dell’ateneo e dei diversi settori di ogni ateneo risulterà accresciuta" [.. e per attivare ..] "lo strumento dell’incentivazione finanziaria di provenienza statale, legata alla programmazione e ai risultati ottenuti");
l’idea di incentivare la mobilità di studenti e professori “anche attraverso congrue politiche edilizie e di sostegno economico”;
Ribadito che, come sempre in questi casi, perché le “luci” siano davvero tali occorre che le cose dette divengano cose fatte, possiamo passare al capitolo “ombre” nel quale invece è possibile a nostro avviso annoverare:
la scelta del “Risanamento finanziario e incentivazione dell’efficacia e dell’efficienza del sistema universitario” come criterio guida fondamentale intorno al quale strutturare il Patto e le conseguenti indicazioni relative alla necessità di:
1. subordinare alla compatibilità con i vincoli finanziari la dichiarata necessità di "Migliorare tanto la qualità dell’offerta didattica quanto la qualità della ricerca scientifica", e di aumentare (portandola dall’attuale 0,88 per cento del PIL a quel 1,2 per cento che rappresenta la media OCSE) la quota di risorse da destinare alla formazione universitaria e alla ricerca scientifica;
2. affidare al meccanismo delle incentivazioni la chiave per assicurare “la ricerca di un migliore equilibrio finanziario degli atenei con l’indicazione di modi efficaci per una più rigorosa applicazione delle regole e per la promozione della qualità didattica e scientifica";
Naturalmente la questione non è astrattamente quella di considerare le risorse da destinare a tale scopo una variabile indipendente ma di prendere atto concretamente che la “questione università” ha un’importanza strategica tale per il sistema Paese da dover essere necessariamente considerata una priorità. Detto in altri termini, occorre decidere che l’Università e la Ricerca fanno parte dei settori nei quali prioritariamente investire risorse, ad esempio destinando ad esse, sulla base di criteri rigorosi e trasparenti, una quota dell'extragettito fiscale.
Cosa aggiungere ancora?
Che convincono poco anche la mancata definizione del carattere precipuo dei “parametri oggettivamente stabiliti e verificati” che faranno sì che "le incentivazioni, per una quota già inizialmente significativa di nuove risorse, andranno agli atenei e ai settori che risultino oggettivamente sottofinanziati e che si dimostrino qualitativamente migliori quanto alle politiche di bilancio, alla gestione del personale docente e non docente, all’offerta didattica e alla produzione scientifica”; il carattere ancora troppo generico del riferimento alla possibilità di sostenere il finanziamento privato della ricerca con interventi di natura fiscale; la mancanza di un riferimento forte verso il sistema impresa affinché assuma, in materia di finanziamento della ricerca scientifica, un ruolo in linea con ciò che accade nei paesi più avanzati d’Europa, in USA, in Giappone.
E voi, cosa ne pensate?
La discussione è più che mai aperta e l’auspicio è che siate in tanti ad interagire, a far conoscere la vostra opinione e le vostre idee per arricchire, integrare, migliorare queste prime, provvisorie, ovviamente opinabili, linee di ragionamento.
Buona partecipazione.
Frame 33. Un patto per l'Università: le misure
Leggi il documento "Misure per il risanamento finanziario e l’incentivazione dell’efficacia e dell’efficienza del sistema universitario" Doc. 2007/3 BIS, Roma, 31 luglio 2007
Frame 32. Un patto per l'Università: la lettera
Ministero dell’Università e della Ricerca
Ministero dell’Economia e delle Finanze
PATTO PER L’UNIVERSITÀ E LA RICERCA
CONFERENZA STAMPA, PALAZZO CHIGI, 2 AGOSTO 2007
IMPEGNI DEL GOVERNO PER UN PATTO PER L’UNIVERSITÁ E LA RICERCA
Lettera dei Ministri Fabio Mussi e Tommaso Padoa-Schioppa
Ministero dell’Economia e delle Finanze
PATTO PER L’UNIVERSITÀ E LA RICERCA
CONFERENZA STAMPA, PALAZZO CHIGI, 2 AGOSTO 2007
IMPEGNI DEL GOVERNO PER UN PATTO PER L’UNIVERSITÁ E LA RICERCA
Lettera dei Ministri Fabio Mussi e Tommaso Padoa-Schioppa
Il sistema universitario italiano viene troppo spesso presentato in termini impropri e fuorvianti, in positivo come in negativo. Se è vero che non mancano difetti e sprechi, non è meno vero che i settori di eccellenza sono numerosi nelle università italiane, misurate al livello europeo e internazionale. I parametri sulla produzione scientifica dimostrano in molti casi un livello qualitativo e quantitativo non inferiore ed anzi spesso superiore a quella di paesi tra i più avanzati. D’altra parte è innegabile che vi siano sensibili squilibri qualitativi tra atenei e all’interno di molti atenei, sia sul terreno della didattica che su quello della ricerca. Né ciò è dovuto sempre e solo alla scarsità di risorse.
Sembra venuto il momento di avviare una serie di interventi che renda possibile superare le difficoltà che le Università hanno incontrato negli ultimi anni a causa dei vincoli introdotti per ragioni di bilancio, in pari tempo utilizzando ogni spazio disponibile per migliorare tanto la qualità dell’offerta didattica quanto la qualità della ricerca scientifica.
Il DPEF per il 2008 prevede obiettivi “ambiziosi, ancorché coerenti con gli equilibri finanziari pubblici. Occorre infatti che l'Italia si impegni a colmare il divario che emerge per quanto riguarda i parametri di riferimento prevalenti in ambito internazionale all'interno di questi settori. (…) A monte dell'investimento diretto in ricerca, occorre aumentare e riqualificare quello in formazione universitaria (dallo 0,88 per cento attuale all'1,2 per cento [media OCSE] rispetto al Pil, compatibilmente con i vincoli finanziari).” Il necessario investimento, seppure nel quadro delle compatibilità finanziarie, in direzione degli obiettivi di Lisbona e in coerenza con le strategie impostate nel 2007 (blocco dei fenomeni incontrollati di proliferazione e frammentazione; reclutamento di nuovi ricercatori e ringiovanimento del corpo docente; potenziamento del sistema di valutazione attraverso l’Agenzia Nazionale di valutazione dell’Università e della Ricerca; ristrutturazione dei tre livelli della formazione universitaria) dovrà dunque essere proseguito con una ampia stagione di riforme.
Il documento della Commissione Muraro, qui allegato, costituisce un contributo di indubbio valore in queste direzioni. Esso coniuga la ricerca di un migliore equilibrio finanziario degli atenei con l’indicazione di modi efficaci per una più rigorosa applicazione delle regole e per la promozione della qualità didattica e scientifica, attraverso il meccanismo delle incentivazioni.
Appare ormai chiaro che la dinamica del FFO deve essere garantita nel tempo per tenere conto degli aumenti dovuti per gli oneri di personale, anche dipendenti da automatismi previsti dalla legge. D’altra parte, il rispetto dei vincoli normativi di bilancio si impone come assolutamente necessario, non solo per garantire l’equilibrio dei conti pubblici ma anche per non creare ingiuste disuguaglianze tra atenei, dovute a politiche di bilancio difformi o disinvolte da parte di alcuni a spese di altri. A questo fine una serie di indicazioni della Commissione è rivolta ad ottenere che il vincolo del 90% del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) sia rispettato in modo fermo e costante (ferma restando l’esigenza di mantenere e incrementare il piano straordinario di assunzione di ricercatori, già previsto nella Finanziaria 2007), prefigurando alcune strategie che obblighino gli atenei che se ne sono allontanati a rientrarvi in tempi ragionevolmente brevi e consentano gli altri atenei di programmare efficacemente l’uso delle risorse disponibili.
Al di là di specifiche situazioni di criticità da correggere, sembra essenziale promuovere anche negli atenei che non hanno superato il limite del 90% del FFO politiche di ristrutturazione organizzativa che consentano ove possibile di alleggerire il peso della spesa corrente – sia per il personale docente e che per il personale non docente – a vantaggio di altre poste di bilancio. Tali ristrutturazioni potranno essere l’obiettivo di appositi incentivi che abbiano come oggetto una parte sia pur minore dei fondi erogati dal centro I vincoli di bilancio possono costituire l’occasione per ristrutturare organizzativamente gli atenei, anche attraverso il meccanismo attentamente gestito del turn over ed una efficace e oculata allocazione del FFO, in particolare in quegli atenei in cui si riscontrino disequilibri evidenti tra i diversi settori didattici e scientifici.
Le incentivazioni, per una quota già inizialmente significativa di nuove risorse, andranno agli atenei e ai settori che risultino oggettivamente sottofinanziati e che si dimostrino qualitativamente migliori quanto alle politiche di bilancio, alla gestione del personale docente e non docente, all’offerta didattica e alla produzione scientifica sulla base di parametri oggettivamente stabiliti e verificati; a questo fine la griglia dei validi criteri elaborati dal Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario potrà essere ulteriormente perfezionata. Un salto di qualità nel governo del sistema è rappresentato dall’istituzione dell’ANVUR (Agenzia che si colloca nel quadro europeo dei soggetti di verifica e garanzia della qualità), voluta dal governo sin dal dicembre scorso.
Una considerazione a sé, ai fini della programmazione delle risorse e di opportuni specifici interventi, richiederà la situazione dell’area della medicina, le cui esigenze dovranno essere verificate sia in riferimento a primarie esigenze di didattica e ricerca sia in relazione alle esigenze di carattere assistenziale.
Anche per il comparto dell’università si impone ormai una prospettiva temporale di raggio più ampio, che consenta una programmazione pluriennale dello sviluppo di ogni ateneo.. È giunto quindi il momento di proporre un “Patto per l’università” che consenta una programmazione di medio periodo delle dotazioni finanziarie in un quadro in cui siano chiari gli obiettivi da perseguire e gli incentivi per elevare la qualità della didattica e l’efficacia della ricerca. Il “Patto” dovrà contenere gli elementi idonei a rafforzare la cultura della valutazione, che è recente nel nostro paese ha iniziato ad imporsi ma deve ancora diffondersi e dispiegare i suoi effetti. I parametri adottati per la valutazione andranno sottoposti a periodica verifica al fine di una loro attenta calibrazione da effettuarsi nel corso dei prossimi anni. Naturalmente il “Patto” non dovrà comportare il sacrificio di nulla di ciò che di valido esiste sul territorio nazionale, sia con riferimento alla distribuzione geografica sia con riferimento alle peculiarità della tradizione scientifica e didattica. Ma uno degli strumenti da perfezionare, che il documento non omette di considerare, consiste nell’incentivazione della mobilità degli studenti e degli stessi professori, anche attraverso congrue politiche edilizie e di sostegno economico. Occorre consentire agli studenti di spostarsi con maggiore agevolezza nella Penisola, recandosi nelle sedi migliori di tutte le latitudini, in ogni direzione, dal Sud al Centro al Nord e viceversa, sulla base di dati e di informazioni che dovranno diventare via via più attendibili riguardo alle peculiarità di ogni sede.
Questo complesso meccanismo non contrasta affatto, nella logica del progetto, con il pieno rispetto dell’autonomia universitaria, che appare una scelta ormai irreversibile e che anzi deve realizzarsi in forma più compiuta rispetto al presente. La via deve essere aperta a sperimentazioni e innovazioni anche rilevanti.
I modi per attirare studenti stranieri, i corsi in lingua inglese, le facilitazioni residenziali per studenti e professori italiani e stranieri, la realizzazione efficace del diritto allo studio, l’introduzione di spazi per la ricerca in piena autonomia di giovani ricercatori, la promozione dell’internazionalizzazione, gli strumenti introdotti per il recupero dei debiti formativi - non va mai dimenticato che la qualità della scuola secondaria è una precondizione assolutamente essenziale per una buona resa universitaria - l’incremento delle attività seminariali: sono alcune soltanto delle direzioni nelle quali potrà esercitarsi l’autonomia degli atenei.
Sarà la valutazione dell‘ANVUR, e fino alla sua piena operatività del CIVR e del CNVSU, a determinare se e quanto la qualità scientifica e didattica dell’ateneo e dei diversi settori di ogni ateneo risulterà accresciuta in virtù di queste ed altre politiche poste in essere dall’ateneo stesso. E qui potrà allora intervenire lo strumento dell’incentivazione finanziaria di provenienza statale, legata alla programmazione e ai risultati ottenuti.
Le formule indicate nel documento sono ispirate al principio della gradualità, nel senso che indicano alcuni obbiettivi da perseguire in via progressiva partendo dall’esistente, così da non creare traumi che sarebbero controproducenti rispetto allo scopo. Ma in pari tempo sono proposti strumenti sufficientemente precisi ed efficaci per far sì che l’erogazione delle risorse a breve, in grado di far fronte alle criticità lamentate in questi ultimi anni, non impediscano ma anzi promuovano le riforme di più ampio respiro delle quali si è fatto cenno.
Oltre al finanziamento pubblico, anche il finanziamento privato alla ricerca, molto carente nel nostro Paese, potrà essere aumentato con opportuni interventi di natura fiscale.
Questo documento non vuole essere un testo chiuso. Perciò, nella convinzione che il futuro del Paese si gioca in larga misura sulla ricerca scientifica e sulla qualità dell’offerta universitaria, auspichiamo che le linee qui accennate vengano condivise dal Parlamento e chiamiamo tutto il mondo dell’università, a partire dagli organi di governo degli Atenei, ad un grande confronto e ad un serrato lavoro di analisi e di proposta, che possa tradursi rapidamente in provvedimenti concreti e comportamenti innovativi da inserire in un "Patto per l’università".
Sembra venuto il momento di avviare una serie di interventi che renda possibile superare le difficoltà che le Università hanno incontrato negli ultimi anni a causa dei vincoli introdotti per ragioni di bilancio, in pari tempo utilizzando ogni spazio disponibile per migliorare tanto la qualità dell’offerta didattica quanto la qualità della ricerca scientifica.
Il DPEF per il 2008 prevede obiettivi “ambiziosi, ancorché coerenti con gli equilibri finanziari pubblici. Occorre infatti che l'Italia si impegni a colmare il divario che emerge per quanto riguarda i parametri di riferimento prevalenti in ambito internazionale all'interno di questi settori. (…) A monte dell'investimento diretto in ricerca, occorre aumentare e riqualificare quello in formazione universitaria (dallo 0,88 per cento attuale all'1,2 per cento [media OCSE] rispetto al Pil, compatibilmente con i vincoli finanziari).” Il necessario investimento, seppure nel quadro delle compatibilità finanziarie, in direzione degli obiettivi di Lisbona e in coerenza con le strategie impostate nel 2007 (blocco dei fenomeni incontrollati di proliferazione e frammentazione; reclutamento di nuovi ricercatori e ringiovanimento del corpo docente; potenziamento del sistema di valutazione attraverso l’Agenzia Nazionale di valutazione dell’Università e della Ricerca; ristrutturazione dei tre livelli della formazione universitaria) dovrà dunque essere proseguito con una ampia stagione di riforme.
Il documento della Commissione Muraro, qui allegato, costituisce un contributo di indubbio valore in queste direzioni. Esso coniuga la ricerca di un migliore equilibrio finanziario degli atenei con l’indicazione di modi efficaci per una più rigorosa applicazione delle regole e per la promozione della qualità didattica e scientifica, attraverso il meccanismo delle incentivazioni.
Appare ormai chiaro che la dinamica del FFO deve essere garantita nel tempo per tenere conto degli aumenti dovuti per gli oneri di personale, anche dipendenti da automatismi previsti dalla legge. D’altra parte, il rispetto dei vincoli normativi di bilancio si impone come assolutamente necessario, non solo per garantire l’equilibrio dei conti pubblici ma anche per non creare ingiuste disuguaglianze tra atenei, dovute a politiche di bilancio difformi o disinvolte da parte di alcuni a spese di altri. A questo fine una serie di indicazioni della Commissione è rivolta ad ottenere che il vincolo del 90% del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) sia rispettato in modo fermo e costante (ferma restando l’esigenza di mantenere e incrementare il piano straordinario di assunzione di ricercatori, già previsto nella Finanziaria 2007), prefigurando alcune strategie che obblighino gli atenei che se ne sono allontanati a rientrarvi in tempi ragionevolmente brevi e consentano gli altri atenei di programmare efficacemente l’uso delle risorse disponibili.
Al di là di specifiche situazioni di criticità da correggere, sembra essenziale promuovere anche negli atenei che non hanno superato il limite del 90% del FFO politiche di ristrutturazione organizzativa che consentano ove possibile di alleggerire il peso della spesa corrente – sia per il personale docente e che per il personale non docente – a vantaggio di altre poste di bilancio. Tali ristrutturazioni potranno essere l’obiettivo di appositi incentivi che abbiano come oggetto una parte sia pur minore dei fondi erogati dal centro I vincoli di bilancio possono costituire l’occasione per ristrutturare organizzativamente gli atenei, anche attraverso il meccanismo attentamente gestito del turn over ed una efficace e oculata allocazione del FFO, in particolare in quegli atenei in cui si riscontrino disequilibri evidenti tra i diversi settori didattici e scientifici.
Le incentivazioni, per una quota già inizialmente significativa di nuove risorse, andranno agli atenei e ai settori che risultino oggettivamente sottofinanziati e che si dimostrino qualitativamente migliori quanto alle politiche di bilancio, alla gestione del personale docente e non docente, all’offerta didattica e alla produzione scientifica sulla base di parametri oggettivamente stabiliti e verificati; a questo fine la griglia dei validi criteri elaborati dal Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario potrà essere ulteriormente perfezionata. Un salto di qualità nel governo del sistema è rappresentato dall’istituzione dell’ANVUR (Agenzia che si colloca nel quadro europeo dei soggetti di verifica e garanzia della qualità), voluta dal governo sin dal dicembre scorso.
Una considerazione a sé, ai fini della programmazione delle risorse e di opportuni specifici interventi, richiederà la situazione dell’area della medicina, le cui esigenze dovranno essere verificate sia in riferimento a primarie esigenze di didattica e ricerca sia in relazione alle esigenze di carattere assistenziale.
Anche per il comparto dell’università si impone ormai una prospettiva temporale di raggio più ampio, che consenta una programmazione pluriennale dello sviluppo di ogni ateneo.. È giunto quindi il momento di proporre un “Patto per l’università” che consenta una programmazione di medio periodo delle dotazioni finanziarie in un quadro in cui siano chiari gli obiettivi da perseguire e gli incentivi per elevare la qualità della didattica e l’efficacia della ricerca. Il “Patto” dovrà contenere gli elementi idonei a rafforzare la cultura della valutazione, che è recente nel nostro paese ha iniziato ad imporsi ma deve ancora diffondersi e dispiegare i suoi effetti. I parametri adottati per la valutazione andranno sottoposti a periodica verifica al fine di una loro attenta calibrazione da effettuarsi nel corso dei prossimi anni. Naturalmente il “Patto” non dovrà comportare il sacrificio di nulla di ciò che di valido esiste sul territorio nazionale, sia con riferimento alla distribuzione geografica sia con riferimento alle peculiarità della tradizione scientifica e didattica. Ma uno degli strumenti da perfezionare, che il documento non omette di considerare, consiste nell’incentivazione della mobilità degli studenti e degli stessi professori, anche attraverso congrue politiche edilizie e di sostegno economico. Occorre consentire agli studenti di spostarsi con maggiore agevolezza nella Penisola, recandosi nelle sedi migliori di tutte le latitudini, in ogni direzione, dal Sud al Centro al Nord e viceversa, sulla base di dati e di informazioni che dovranno diventare via via più attendibili riguardo alle peculiarità di ogni sede.
Questo complesso meccanismo non contrasta affatto, nella logica del progetto, con il pieno rispetto dell’autonomia universitaria, che appare una scelta ormai irreversibile e che anzi deve realizzarsi in forma più compiuta rispetto al presente. La via deve essere aperta a sperimentazioni e innovazioni anche rilevanti.
I modi per attirare studenti stranieri, i corsi in lingua inglese, le facilitazioni residenziali per studenti e professori italiani e stranieri, la realizzazione efficace del diritto allo studio, l’introduzione di spazi per la ricerca in piena autonomia di giovani ricercatori, la promozione dell’internazionalizzazione, gli strumenti introdotti per il recupero dei debiti formativi - non va mai dimenticato che la qualità della scuola secondaria è una precondizione assolutamente essenziale per una buona resa universitaria - l’incremento delle attività seminariali: sono alcune soltanto delle direzioni nelle quali potrà esercitarsi l’autonomia degli atenei.
Sarà la valutazione dell‘ANVUR, e fino alla sua piena operatività del CIVR e del CNVSU, a determinare se e quanto la qualità scientifica e didattica dell’ateneo e dei diversi settori di ogni ateneo risulterà accresciuta in virtù di queste ed altre politiche poste in essere dall’ateneo stesso. E qui potrà allora intervenire lo strumento dell’incentivazione finanziaria di provenienza statale, legata alla programmazione e ai risultati ottenuti.
Le formule indicate nel documento sono ispirate al principio della gradualità, nel senso che indicano alcuni obbiettivi da perseguire in via progressiva partendo dall’esistente, così da non creare traumi che sarebbero controproducenti rispetto allo scopo. Ma in pari tempo sono proposti strumenti sufficientemente precisi ed efficaci per far sì che l’erogazione delle risorse a breve, in grado di far fronte alle criticità lamentate in questi ultimi anni, non impediscano ma anzi promuovano le riforme di più ampio respiro delle quali si è fatto cenno.
Oltre al finanziamento pubblico, anche il finanziamento privato alla ricerca, molto carente nel nostro Paese, potrà essere aumentato con opportuni interventi di natura fiscale.
Questo documento non vuole essere un testo chiuso. Perciò, nella convinzione che il futuro del Paese si gioca in larga misura sulla ricerca scientifica e sulla qualità dell’offerta universitaria, auspichiamo che le linee qui accennate vengano condivise dal Parlamento e chiamiamo tutto il mondo dell’università, a partire dagli organi di governo degli Atenei, ad un grande confronto e ad un serrato lavoro di analisi e di proposta, che possa tradursi rapidamente in provvedimenti concreti e comportamenti innovativi da inserire in un "Patto per l’università".
mercoledì 1 agosto 2007
Frame 31. L'università online in quattro mosse
La pubblicazione su LaStampa.it dell'articolo L'università online in quattro mosse ha prodotto una qualche "reazione" nonostante il periodo ormai decisamente vacanziero.
Riprendiamo qui i commenti pubblicati su LaStampa.it, sicuramente da tenere presenti per i prossimi ragionamenti:
Non posso che dirmi pienamente d'accordo con l'articolo e con una frase del commento di Rotta : "Un ostacolo è rappresentato proprio dall'atteggiamento di molti docenti, restii all'innovazione o arroccati su posizioni di comodo, poco disposti a mettersi in gioco come dovrebbero, a modificare il loro ruolo". Ecco questa è forse la sfida più forte per il sistema universitario italiano, che senza un deciso cambio di rotta, perderà sempre piu terreno e competitività, facendolo perdere al paese..
scritto da Roberto Chibbaro email: roberto.chibbaro@unimagazine.it 30/7/2007 21:34
Sono sostanzialmente d'accordo, anche se osservo che sono già stati compiuti dei passi proprio nelle direzioni indicate. Ritengo che la diffusione delle competenze tecnologiche sia prioritaria, ma nel quadro di una disseminazione coerente di una cultura orientata all'innovazione metodologica e organizzativa: che significa soprattutto pensare agli e-learners più che all'e-learning, insegnare a imparare attraverso le tecnologie, e definire in modo rigoroso come valutare e riconoscere le conoscenze e le competenze acquisite dagli studenti grazie al web, e non solo all'interno dei percorsi formali ma anche nella pratica quotidiana della ricerca di informazioni e della partecipazione a contesti in cui le conoscenze si condividono, si confrontano, si rielaborano. Purtroppo un ostacolo è rappresentato proprio dall'atteggiamento di molti docenti, restii all'innovazione o arroccati su posizioni di comodo, poco disposti a mettersi in gioco come dovrebbero, a modificare il loro ruolo... Mario Rotta Università di Firenze
scritto da Mario Rotta email: mrxibis@yahoo.it 30/7/2007 8:32
Un altro problema è il costo del servizio on-line, alcune università hanno dei costi pari alle 2 rette universitarie, quindi spese di iscrizione proibitive
scritto da maurizio 30/7/2007 8:6
Riprendiamo qui i commenti pubblicati su LaStampa.it, sicuramente da tenere presenti per i prossimi ragionamenti:
Non posso che dirmi pienamente d'accordo con l'articolo e con una frase del commento di Rotta : "Un ostacolo è rappresentato proprio dall'atteggiamento di molti docenti, restii all'innovazione o arroccati su posizioni di comodo, poco disposti a mettersi in gioco come dovrebbero, a modificare il loro ruolo". Ecco questa è forse la sfida più forte per il sistema universitario italiano, che senza un deciso cambio di rotta, perderà sempre piu terreno e competitività, facendolo perdere al paese..
scritto da Roberto Chibbaro email: roberto.chibbaro@unimagazine.it 30/7/2007 21:34
Sono sostanzialmente d'accordo, anche se osservo che sono già stati compiuti dei passi proprio nelle direzioni indicate. Ritengo che la diffusione delle competenze tecnologiche sia prioritaria, ma nel quadro di una disseminazione coerente di una cultura orientata all'innovazione metodologica e organizzativa: che significa soprattutto pensare agli e-learners più che all'e-learning, insegnare a imparare attraverso le tecnologie, e definire in modo rigoroso come valutare e riconoscere le conoscenze e le competenze acquisite dagli studenti grazie al web, e non solo all'interno dei percorsi formali ma anche nella pratica quotidiana della ricerca di informazioni e della partecipazione a contesti in cui le conoscenze si condividono, si confrontano, si rielaborano. Purtroppo un ostacolo è rappresentato proprio dall'atteggiamento di molti docenti, restii all'innovazione o arroccati su posizioni di comodo, poco disposti a mettersi in gioco come dovrebbero, a modificare il loro ruolo... Mario Rotta Università di Firenze
scritto da Mario Rotta email: mrxibis@yahoo.it 30/7/2007 8:32
Un altro problema è il costo del servizio on-line, alcune università hanno dei costi pari alle 2 rette universitarie, quindi spese di iscrizione proibitive
scritto da maurizio 30/7/2007 8:6
domenica 29 luglio 2007
Frame 30. The universum graduate survey 2007
In un bell'articolo (Fitness Culturale) di Antonio Carlo Larizza su Nòva 24 Ora, viene citata l’edizione 2007 del rapporto The universum graduate survey.
Detto che l'articolo in questione è da leggere tutto per i nostri ragionamenti segnaliamo che il 61% del totale del campione (laureati europei, risposta multipla) considera "formazione e aggiornamento gratuiti" i migliori benefit (60% straordinari pagati; 25% ricevere prestazioni mediche a condizioni vantaggiose; 17% possibilità di guidare un’auto aziendale. E che secondo uno studio del Centro di ricerca sull’organizzazione aziendale dell’Università Bocconi, un terzo dei lavoratori considera l’aggiornamento e la crescita professionale più importante della retribuzione.
Detto che l'articolo in questione è da leggere tutto per i nostri ragionamenti segnaliamo che il 61% del totale del campione (laureati europei, risposta multipla) considera "formazione e aggiornamento gratuiti" i migliori benefit (60% straordinari pagati; 25% ricevere prestazioni mediche a condizioni vantaggiose; 17% possibilità di guidare un’auto aziendale. E che secondo uno studio del Centro di ricerca sull’organizzazione aziendale dell’Università Bocconi, un terzo dei lavoratori considera l’aggiornamento e la crescita professionale più importante della retribuzione.
lunedì 23 luglio 2007
Frame 29. La chat per gli studenti dell'Università di Siena
E' nata Così, la chat per gli studenti dell'Università di Siena per fornire tutte le informazioni sui corsi di studio, le sedi e i servizi offerti, in occasione delle immatricolazioni l’Università di Siena ha attivato una chat di orientamento.
La chat, alla quale è stato dato il nome “Così”, prenderà il via domani, 19 luglio, e consentirà di informarsi in modo immediato e senza doversi necessariamente recare di persona presso le sedi dell’Università.
Attraverso il sito dedicato alle immatricolazioni, all’indirizzo www.unisi.it/immatricolandosi2007, i ragazzi che desiderano avere informazioni sull’Università di Siena potranno dialogare in tempo reale con gli studenti tutor e i docenti delegati per l’orientamento e il tutorato, in oltre 50 appuntamenti virtuali da luglio a settembre. Per utilizzare la chat è sufficiente registrarsi con il proprio nome o con un alias generico e collegarsi in uno dei giorni indicati nel calendario di incontri.
Gli studenti tutor sono studenti più anziani ai quali è affidato il compito di aiutare gli altri studenti ad inserirsi nel mondo universitario. L’elenco dei tutor per l’anno accademico 2007/2008, con i loro recapiti telefonici e e-mail, è disponibile alla pagina web www.unisi.it/ammin/udss/accoglienza/studenti_tutor/studenti_tutor.htm. Le immatricolazioni all’Università di Siena si apriranno il 6 agosto. Nel frattempo, oltre che attraverso internet, i giovani e le loro famiglie possono mettersi in contatto con l’Ateneo anche chiamando il numero verde 800 221644.
domenica 15 luglio 2007
Frame 27. Definire un nuovo concetto di intelligenza
da Education News di Piergiovanni Mometto
Nel corso della relazione tenuta alla recente edizione della National Educational Computing Conference di Atlanta il futurologo Andrew Zolli ha sollecitato gli educatori ad incoraggiare prima di tutto la creatività dei loro studenti ed ha messo in evidenza le principali tendenze che stanno contrassegando il futuro del mondo dell'education e in particolare la necessità di ridefinire su basi diverse in concetto di intelligenza.
Nei prossimi, mesi, anni o decenni - dice Zolli - quello che è certo è il fatto che tutto ciò che virtualmente potrebbe essere fatto da un computer, sarà fatto da un computer. Questo significa che anche il tempo che oggi gli educatori dedicano alla soluzione di questi problemi verrà liberato ed è legittimo chiedersi allora quale sarà il lavoro dell'educatore di domani? Andrew Zolli risponde a questa domanda individuando una priorità assoluta: dare maggiore importanza alla creatività dei nostri studenti.
All'interno di questo processo individua poi quelli che sono a suo avviso i trend più significativi nell'ambito dell'education. Il primo è quello che egli chiama Trasformazione demografica e che si sostanzia con la presenza sempre più evidente di studenti che provengono da matrici culturali differenti. Ovviamente Zolli vede il problema dal punto di vista degli Stati Uniti ma si tratta di un fenomeno che in realtà è presente in tutto il mondo occidentale come risultato degli imponenti flussi migratori di questi ultimi decenni. Gli educatori devono quindi imparare da quello che stanno facendo i grandi media orientati al mondo giovanile (e porta l'esempio di MTV che sta lanciando sul mercato interno americano dei network televisivi specializzati in base alle diversità culturali del pubblico dei ragazzi statunitensi) per affrontare una realtà giovanile che sarà sempre più intergenerazionale, multietnica e attenta alla realtà femminile. Gli educatori devono preparare nuovi strumenti per dare una risposta a questo nuovo genere di domande.
La seconda tendenza sottolineata da Zolli è quella che egli chiama la Tirannia della scelta vale a dire una condizione psichica permanente di chi si trova costantemente bombardato da una sempre crescente mole di informazioni fra le quali è necessario operare delle scelte non sempre semplici. Dunque un secondo elemento centrale nel ruolo dell'educatore sarà quello di trasmettere le conoscenze e le abilità per utilizzare al meglio questi contenuti e le capacità e gli strumenti che consentano di compiere delle scelte coerenti e a ragion veduta.
La terza ed ultima tendenza di fondo delineata nella sua relazione da Zolli è la necessità di Ridefinire "l'intelligenza" . Oggi quando gli studenti conducono gli stessi test che venivano sottoposti loro anche nel passato possono portare con sé calcolatori programmabili che eseguono i calcoli matematici più complessi e oggi questi strumenti portatili contengono sempre di più anche la possibilità di accedere a tutto lo scibile della conoscenza mondiale attraverso internet, allora la domanda che ci dobbiamo porre è che cosa andiamo a testare quando gli studenti possono portarsi dietro oggetti di questo genere. La risposta di Zolli è che cambiare la natura stessa della nostra attenzione di educatori che si deve spostare dalla valutazione delle conoscenze specifiche verso la valutazione dell'abilità da parte dello studente di trovare, costruire e utilizzare questo complesso insieme di informazioni in tempo reale.
martedì 10 luglio 2007
Frame 26. Territori e-learning
Claudio Delrio, Researcher, SCIENTER
Thomas Fischer, Senior Reseracher, FIM-NewLearning, Friedrich-Alexander-Universität Erlangen-Nürnberg
Per lungo tempo, l'evoluzione della società industriale è stata rappresentata in termini di crescente differenziazione funzionale tra sfere sociali diverse. Secondo questo paradigma, più un fenomeno sociale si sviluppa e più si sposta da una natura indifferenziata alla sua differenziazione in sfere o sistemi sociali diversi, assumendo funzioni differenti in ognuno di questi ambiti.
Così, è del tutto verosimile ammettere che l'evoluzione dell'e-learning negli ultimi anni abbia corrisposto alla sua differenziazione funzionale.
Tuttavia, non è possibile spiegare le divisioni nell'evoluzione dell'e-learning solo alla luce della differenziazione funzionale dei sottosistemi sociali. L'emergere di altre possibili divisioni (ad es. per settore, obiettivo e gruppo di destinazione) ha contribuito a produrre una crescente differenziazione dell'e-learning. Inoltre, la tecnologia aumenta il numero degli scenari di utilizzo; l'e-learning è stato spesso associato all'apprendimento faccia-a faccia in formati "blended" ed è possibile individuare sviluppi di e-learning specifici per ogni Paese.
Invece di concentrarsi su leggi di evoluzione unidirezionali, che adottano un metodo descrittivo e induttivo per isolare e individuare aree di e-learning coerenti, è probabilmente più appropriato analizzare l'e-learning nella sua qualità di fenomeno multiforme.
Quindi, questo articolo presenta i cosiddetti "territori e-learning", creati dal consorzio HELIOS. I "territori e-learning" sono considerati utili per varie ragioni:
Aiutano ad andare oltre la prospettiva di differenziazioni puramente funzionali dell'e-learning e del suo sviluppo;
Contribuiscono a risolvere i contrasti tra scomparsa e pieno sviluppo dell'e-learning partendo dal presupposto che l'e-learning attraversa fasi evolutive diverse nei vari territori;
Forniscono una piattaforma di dialogo per i professionisti e i responsabili delle decisioni e un prossimo settore di indagine per i ricercatori;
Supportano il networking, il coordinamento e l'integrazione tra loro di osservatori e progetti di settore, specializzati e nazionali;
Promuovono il "benchlearning", in quanto suggeriscono il passaggio dalla valutazione comparativa all'analisi di riflessione e adattamento;
Contribuiscono, quindi, a individuare e radunare indicatori pertinenti sullo sviluppo e l'impatto dell'e-learning all'interno di ciascun territorio.
Thomas Fischer, Senior Reseracher, FIM-NewLearning, Friedrich-Alexander-Universität Erlangen-Nürnberg
Per lungo tempo, l'evoluzione della società industriale è stata rappresentata in termini di crescente differenziazione funzionale tra sfere sociali diverse. Secondo questo paradigma, più un fenomeno sociale si sviluppa e più si sposta da una natura indifferenziata alla sua differenziazione in sfere o sistemi sociali diversi, assumendo funzioni differenti in ognuno di questi ambiti.
Così, è del tutto verosimile ammettere che l'evoluzione dell'e-learning negli ultimi anni abbia corrisposto alla sua differenziazione funzionale.
Tuttavia, non è possibile spiegare le divisioni nell'evoluzione dell'e-learning solo alla luce della differenziazione funzionale dei sottosistemi sociali. L'emergere di altre possibili divisioni (ad es. per settore, obiettivo e gruppo di destinazione) ha contribuito a produrre una crescente differenziazione dell'e-learning. Inoltre, la tecnologia aumenta il numero degli scenari di utilizzo; l'e-learning è stato spesso associato all'apprendimento faccia-a faccia in formati "blended" ed è possibile individuare sviluppi di e-learning specifici per ogni Paese.
Invece di concentrarsi su leggi di evoluzione unidirezionali, che adottano un metodo descrittivo e induttivo per isolare e individuare aree di e-learning coerenti, è probabilmente più appropriato analizzare l'e-learning nella sua qualità di fenomeno multiforme.
Quindi, questo articolo presenta i cosiddetti "territori e-learning", creati dal consorzio HELIOS. I "territori e-learning" sono considerati utili per varie ragioni:
Aiutano ad andare oltre la prospettiva di differenziazioni puramente funzionali dell'e-learning e del suo sviluppo;
Contribuiscono a risolvere i contrasti tra scomparsa e pieno sviluppo dell'e-learning partendo dal presupposto che l'e-learning attraversa fasi evolutive diverse nei vari territori;
Forniscono una piattaforma di dialogo per i professionisti e i responsabili delle decisioni e un prossimo settore di indagine per i ricercatori;
Supportano il networking, il coordinamento e l'integrazione tra loro di osservatori e progetti di settore, specializzati e nazionali;
Promuovono il "benchlearning", in quanto suggeriscono il passaggio dalla valutazione comparativa all'analisi di riflessione e adattamento;
Contribuiscono, quindi, a individuare e radunare indicatori pertinenti sullo sviluppo e l'impatto dell'e-learning all'interno di ciascun territorio.
Frame 25. Helios 2007
Claudio Dondi, President, SCIENTER; EFQUEL
Progetto HELIOS: principali sviluppi dell'e-learning negli ultimi due anni in Europa e dibattito relativo alle innovazioni prodotte dall'ICT nei sistemi di educazione e formazione UE.
Nonostante la crisi terminologica e concettuale dell'e-learning si diffonde e si articola la presenza dell'ICT nei sistemi educativi.
Smentita dall'esperienza l'idea dell'e-learning come approdo obbligato (2000) dei sistemi aziendali e di educazione.
Scopi, modelli pedagogici, sistemi organizzativi di apprendimento estremamente differenziati sia secondo il sottosistema di apprendimento (scuole, istruzione secondaria, formazione professionale, ecc.), che secondo le diverse visioni strategiche dei responsabili della promozione e dell'elaborazione dei sistemi di e-learning.
Helios individua nei territori "e-learning" (strati supplementari di differenziazione e articolazione del fenomeno "ICT per l'apprendimento", in grado di gettare maggiore chiarezza sulle dinamiche presenti e future dell'e-learning) la via per meglio cogliere queste differenti tipologie e visioni di e-learning.
Al centro viene posta la relazione tra e-learning e innovazione nell'apprendimento: al di là delle mode terminologiche e delle pubblicità martellanti, il "luogo ideale" per il nuovo e-learning non è lo spazio in cui si diffonde la conoscenza consolidata ma quello in cui si sviluppa la nuova conoscenza e dove si condividono e realizzano in modo partecipativo gli obiettivi di innovazione.
Entro il 2010 il cambiamento sarà più veloce negli ambienti di formazione informale, ancora relativamente alta nell'ambiente aziendale, piuttosto basso nel settore dell'educazione e della formazione istituzionali.
Per fare dell'e-learning un catalizzatore di innovazione e un portatore di miglioramenti nei processi di apprendimento informale occorre un approccio completamente nuovo in termini di politiche, nel qaule i responsabili delle decisioni nel settore dell'educazione non rappresentano né gli unici attori, né, probabilmente, i principali.
Dato che l'apprendimento va incoraggiato nell'ambiente e nel momento in cui ha luogo sono i responsabili delle decisioni per lo sviluppo a livello locale e regionale a trovarsi nella posizione ideale per implementare politiche costruttive a tale riguardo.
Progetto HELIOS: principali sviluppi dell'e-learning negli ultimi due anni in Europa e dibattito relativo alle innovazioni prodotte dall'ICT nei sistemi di educazione e formazione UE.
Nonostante la crisi terminologica e concettuale dell'e-learning si diffonde e si articola la presenza dell'ICT nei sistemi educativi.
Smentita dall'esperienza l'idea dell'e-learning come approdo obbligato (2000) dei sistemi aziendali e di educazione.
Scopi, modelli pedagogici, sistemi organizzativi di apprendimento estremamente differenziati sia secondo il sottosistema di apprendimento (scuole, istruzione secondaria, formazione professionale, ecc.), che secondo le diverse visioni strategiche dei responsabili della promozione e dell'elaborazione dei sistemi di e-learning.
Helios individua nei territori "e-learning" (strati supplementari di differenziazione e articolazione del fenomeno "ICT per l'apprendimento", in grado di gettare maggiore chiarezza sulle dinamiche presenti e future dell'e-learning) la via per meglio cogliere queste differenti tipologie e visioni di e-learning.
Al centro viene posta la relazione tra e-learning e innovazione nell'apprendimento: al di là delle mode terminologiche e delle pubblicità martellanti, il "luogo ideale" per il nuovo e-learning non è lo spazio in cui si diffonde la conoscenza consolidata ma quello in cui si sviluppa la nuova conoscenza e dove si condividono e realizzano in modo partecipativo gli obiettivi di innovazione.
Entro il 2010 il cambiamento sarà più veloce negli ambienti di formazione informale, ancora relativamente alta nell'ambiente aziendale, piuttosto basso nel settore dell'educazione e della formazione istituzionali.
Per fare dell'e-learning un catalizzatore di innovazione e un portatore di miglioramenti nei processi di apprendimento informale occorre un approccio completamente nuovo in termini di politiche, nel qaule i responsabili delle decisioni nel settore dell'educazione non rappresentano né gli unici attori, né, probabilmente, i principali.
Dato che l'apprendimento va incoraggiato nell'ambiente e nel momento in cui ha luogo sono i responsabili delle decisioni per lo sviluppo a livello locale e regionale a trovarsi nella posizione ideale per implementare politiche costruttive a tale riguardo.
lunedì 9 luglio 2007
Frame 23. Campus virtuale
Linda J. Castañeda, Lecturer,
Educational Technology Research Group (GITE).
University of Murcia (Espagna)
Rapporto di valutazione.
Programma 'Campus virtuale': creazione, produzione e utilizzo di risorse didattiche online per i corsi delle facoltà di chimica, medicina e pedagogia.
LMS (Learning Management System) utilizzato: SUMA, brevettato dall'ateneo spagnolo.
Questa valutazione mira ad analizzare approfonditamente il programma in oggetto in termini di implementazione di strumenti didattici ICT nell'istruzione superiore, nonché le motivazioni e le strategie di formazione dei docenti universitari.
Dal campione costituito da 243 studenti di sette corsi diversi vengono le seguenti indicazioni:
"a) Gli studenti non sono preparati, per studiare, a usare nuovi media in modo efficace e preferiscono lavorare su testi semplici e chiari; l'alfabetizzazione digitale dei nostri studenti non è sufficiente per accedere alla conoscenza attraverso i media digitali;
b) La comunicazione online tra studenti e insegnanti più praticata è quella tramite e-mail rispetto ad altri strumenti (forum, bacheche, ecc.), e l'apprendimento in loco non è tenuto sufficientemente in considerazione da nessuna delle due parti;
c) Gli studenti sono abbastanza favorevoli all'ICT, ma non dimostrano grande entusiasmo;
d) Non hanno aumentato l'utilizzo dei computer in seguito a questo esperimento, ma hanno migliorato il modo di utilizzare gli strumenti dell'ICT;
e) Chi si occupa di istruzione superiore sa che l'ICT non è solo una risorsa di apprendimento ma una risorsa per lavorare e ritiene estremamente importante la possibilità di operare con queste tecnologie in programmi di laurea;
f) Una delle fonti di problemi più rilevanti riguardo all'impiego di Internet è costituita dalla natura e dalle caratteristiche dell'LMS utilizzato".
Considerazione conclusiva: la metodologia pedagogica da adottare nei corsi è la vera nuova frontiera dell'apprendimento online.
Educational Technology Research Group (GITE).
University of Murcia (Espagna)
Rapporto di valutazione.
Programma 'Campus virtuale': creazione, produzione e utilizzo di risorse didattiche online per i corsi delle facoltà di chimica, medicina e pedagogia.
LMS (Learning Management System) utilizzato: SUMA, brevettato dall'ateneo spagnolo.
Questa valutazione mira ad analizzare approfonditamente il programma in oggetto in termini di implementazione di strumenti didattici ICT nell'istruzione superiore, nonché le motivazioni e le strategie di formazione dei docenti universitari.
Dal campione costituito da 243 studenti di sette corsi diversi vengono le seguenti indicazioni:
"a) Gli studenti non sono preparati, per studiare, a usare nuovi media in modo efficace e preferiscono lavorare su testi semplici e chiari; l'alfabetizzazione digitale dei nostri studenti non è sufficiente per accedere alla conoscenza attraverso i media digitali;
b) La comunicazione online tra studenti e insegnanti più praticata è quella tramite e-mail rispetto ad altri strumenti (forum, bacheche, ecc.), e l'apprendimento in loco non è tenuto sufficientemente in considerazione da nessuna delle due parti;
c) Gli studenti sono abbastanza favorevoli all'ICT, ma non dimostrano grande entusiasmo;
d) Non hanno aumentato l'utilizzo dei computer in seguito a questo esperimento, ma hanno migliorato il modo di utilizzare gli strumenti dell'ICT;
e) Chi si occupa di istruzione superiore sa che l'ICT non è solo una risorsa di apprendimento ma una risorsa per lavorare e ritiene estremamente importante la possibilità di operare con queste tecnologie in programmi di laurea;
f) Una delle fonti di problemi più rilevanti riguardo all'impiego di Internet è costituita dalla natura e dalle caratteristiche dell'LMS utilizzato".
Considerazione conclusiva: la metodologia pedagogica da adottare nei corsi è la vera nuova frontiera dell'apprendimento online.
Frame 24. E-learning tra formale e informale
La Stampa.it, Viva la scuola medium, 3 luglio 2007
E-Learnig tra formale e informale: questa l’idea guida scelta dalla Società Italiana di e-Learning (SIe-L) per il suo IV congresso, realizzato in collaborazione con l’Università di Macerata, la Facoltà di Scienze della Formazione e patrocinato dalla CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università italiane), dal Comune di Macerata e dal Dipartimento di Scienze dell'educazione e della formazione, a Macerata dal 4 al 6 luglio.
Il congresso è stato preceduto da due interessanti tutorial dedicati alla predisposizione di un ambiente per l’eLearning con uso di Learning Management System open source, nel caso specifico Moodle, e alla sperimentazione di percorsi di apprendimento che utilizzino gli strumenti del web 2.0 e favoriscano processi di personal learning environment e si propone per l’appunto non solo di affrontare i mille volti, e le connesse problematiche, che caratterizzano il fantasmagorico mondo dell’e-learning, ma anche di approfondire la riflessione intorno ai suoi aspetti formali ed informali.
La questione appare da molti punti di vista di non poco conto.
Non solo perché la diffusa, reiterata, colpevole sottovalutazione delle opportunità connesse ai processi di apprendimento di tipo informale è tra le cause che hanno determinato il fallimento di numerose esperienze di apprendimento telematico. Ma anche, soprattutto, perchè è proprio sull’asse formale – informale che si può vincere la battaglia per rendere visibile il «filo della conoscenza» che permette di migliorare la nostra capacità di imparare, comunicare, comprendere, lavorare per tutto il corso della vita; per avere più opportunità ed essere meno esposti all’incertezza che ci assale ogni qual volta le cose intorno a noi cambiano, e con esse cambia il mondo al quale siamo abituati; per valorizzare la capacità individuale di arricchire quanto diversamente appreso e di personalizzarlo in base ai contesti effettivi di vita e di lavoro; per limitare i rischi di dispersione del nostro capitale culturale.
Cosa aggiungere ancora?
Che la SIe-L è un’associazione senza scopi di lucro che si propone di favorire lo sviluppo della formazione on line e delle attività di e-learning in Italia, soprattutto a livello universitario e post-universitario.
E che l’organizzazione è curata dalla Centro E-Learning e Formazione Integrata, che all’interno dell’ateneo maceratese organizza corsi a distanza e partecipa a progetti di ricerca nazionali ed internazionali.
E-Learnig tra formale e informale: questa l’idea guida scelta dalla Società Italiana di e-Learning (SIe-L) per il suo IV congresso, realizzato in collaborazione con l’Università di Macerata, la Facoltà di Scienze della Formazione e patrocinato dalla CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università italiane), dal Comune di Macerata e dal Dipartimento di Scienze dell'educazione e della formazione, a Macerata dal 4 al 6 luglio.
Il congresso è stato preceduto da due interessanti tutorial dedicati alla predisposizione di un ambiente per l’eLearning con uso di Learning Management System open source, nel caso specifico Moodle, e alla sperimentazione di percorsi di apprendimento che utilizzino gli strumenti del web 2.0 e favoriscano processi di personal learning environment e si propone per l’appunto non solo di affrontare i mille volti, e le connesse problematiche, che caratterizzano il fantasmagorico mondo dell’e-learning, ma anche di approfondire la riflessione intorno ai suoi aspetti formali ed informali.
La questione appare da molti punti di vista di non poco conto.
Non solo perché la diffusa, reiterata, colpevole sottovalutazione delle opportunità connesse ai processi di apprendimento di tipo informale è tra le cause che hanno determinato il fallimento di numerose esperienze di apprendimento telematico. Ma anche, soprattutto, perchè è proprio sull’asse formale – informale che si può vincere la battaglia per rendere visibile il «filo della conoscenza» che permette di migliorare la nostra capacità di imparare, comunicare, comprendere, lavorare per tutto il corso della vita; per avere più opportunità ed essere meno esposti all’incertezza che ci assale ogni qual volta le cose intorno a noi cambiano, e con esse cambia il mondo al quale siamo abituati; per valorizzare la capacità individuale di arricchire quanto diversamente appreso e di personalizzarlo in base ai contesti effettivi di vita e di lavoro; per limitare i rischi di dispersione del nostro capitale culturale.
Cosa aggiungere ancora?
Che la SIe-L è un’associazione senza scopi di lucro che si propone di favorire lo sviluppo della formazione on line e delle attività di e-learning in Italia, soprattutto a livello universitario e post-universitario.
E che l’organizzazione è curata dalla Centro E-Learning e Formazione Integrata, che all’interno dell’ateneo maceratese organizza corsi a distanza e partecipa a progetti di ricerca nazionali ed internazionali.
martedì 3 luglio 2007
About Frame
Da quando, nel gennaio 1975, Altair 8800, il primo personal computer della storia, è apparso su Popular Electronics, dando ufficialmente inizio ad un’avventura che in meno di trent’anni porterà alla vendita di un miliardo di computer e all’incontro di almeno due miliardi di persone con mouse, tastiere, posta elettronica, Internet, il termine frame, nella sua accezione di cornice, riquadro, struttura, è entrato a far parte del lessico di un numero sempre più vasto di individui di ogni tipo e di ogni parte del mondo.
La scelta di usare tale termine per raccontare, dare senso, tenere assieme eventi, fatti, idee, proposte che si riferiscono al fantasmagorico mondo dell’e-learning, al ruolo e all’importanza che in esso rivestono le Università telematiche, in primo luogo quelle che a tale titolo operavano, sulla base del d.i. del 17 aprile 2003 come modificato dal d.i. del 15 aprile 2005, nel nostro Paese, nell’anno accademico 2005/2006, è dovuta però a una sua accezione molto meno popolare, partorita dal genio di Erving Goffman , che, nei suoi aspetti fondamentali, può essere così sintetizzata: per comprendere un flusso di eventi è necessaria una cornice cognitiva che consenta di collocarli in un contesto sociale; il passaggio da un livello all’altro della realtà, la gestione della complessità sociale, sono traducibili nell’attività di togliere e mettere cornici (framing).
L’auspicio è che l’attività di framing possa contribuire a fornire un contesto alle nostre storie senza perdersi nei labirinti del caso per caso.
La scelta di usare tale termine per raccontare, dare senso, tenere assieme eventi, fatti, idee, proposte che si riferiscono al fantasmagorico mondo dell’e-learning, al ruolo e all’importanza che in esso rivestono le Università telematiche, in primo luogo quelle che a tale titolo operavano, sulla base del d.i. del 17 aprile 2003 come modificato dal d.i. del 15 aprile 2005, nel nostro Paese, nell’anno accademico 2005/2006, è dovuta però a una sua accezione molto meno popolare, partorita dal genio di Erving Goffman , che, nei suoi aspetti fondamentali, può essere così sintetizzata: per comprendere un flusso di eventi è necessaria una cornice cognitiva che consenta di collocarli in un contesto sociale; il passaggio da un livello all’altro della realtà, la gestione della complessità sociale, sono traducibili nell’attività di togliere e mettere cornici (framing).
L’auspicio è che l’attività di framing possa contribuire a fornire un contesto alle nostre storie senza perdersi nei labirinti del caso per caso.
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Frame 1. Comodi, comodi
Sfondo bianco. Varie tonalità di grigio e verde acqua. Logo. Collegamenti alle varie sezioni del sito. In primo piano il riquadro con uno studente sdraiato, foglio A4 tra le mani, computer aperto ai piedi. Sfondo del riquadro di un grigio molto tenue. Taglio informale. Ambiente rilassante. Approccio ammiccante. A destra, in alto, il messaggio: «I nostri studenti adorano le comodità» .
Sarebbe decisamente troppo facile approfittare del gioco di parole – comode lauree per studenti che adorano le comodità – indotto dallo slogan che specialisti sicuramente geniali del marketing on line hanno scelto per comunicare con i potenziali utenti di uno dei quattro Atenei che, nell’anno accademico 2005/2006, rappresentavano il totale delle Università telematiche presenti nel nostro Paese. Sta di fatto però che termini come comodità, facilità appaiono estremamente indicativi, non solo dal versante della domanda ma anche, soprattutto, da quello dell’offerta, per spiegare le attività degli Atenei telematici oggetto di questa ricerca, l’esplosione del fenomeno Università telematiche, gli inevitabili approdi in assenza di una chiara inversione di tendenza.
Metodologie didattiche e contenuti, requisiti minimi di docenza e dotazioni tecnologiche, convenzioni e modalità d’esame: non c’è ambito che possa dirsi immune dal fascino indiscreto dell’accomodamento, complice un quadro di riferimento normativo che da un lato sembra voler definire, e prescrivere che siano rispettati, vincoli, standard, procedure che garantiscano la qualità e la serietà dei diversi corsi di studio e dell’altro non individua in maniera cogente le sanzioni atte a garantire una reale corrispondenza tra la norma e la sua applicazione.
L’espressione «sembra voler definire» va, in questo caso, intesa in senso letterale: sarà utile dunque, prima di procedere oltre, specificare in maniera più dettagliata questo aspetto della questione.
Sarebbe decisamente troppo facile approfittare del gioco di parole – comode lauree per studenti che adorano le comodità – indotto dallo slogan che specialisti sicuramente geniali del marketing on line hanno scelto per comunicare con i potenziali utenti di uno dei quattro Atenei che, nell’anno accademico 2005/2006, rappresentavano il totale delle Università telematiche presenti nel nostro Paese. Sta di fatto però che termini come comodità, facilità appaiono estremamente indicativi, non solo dal versante della domanda ma anche, soprattutto, da quello dell’offerta, per spiegare le attività degli Atenei telematici oggetto di questa ricerca, l’esplosione del fenomeno Università telematiche, gli inevitabili approdi in assenza di una chiara inversione di tendenza.
Metodologie didattiche e contenuti, requisiti minimi di docenza e dotazioni tecnologiche, convenzioni e modalità d’esame: non c’è ambito che possa dirsi immune dal fascino indiscreto dell’accomodamento, complice un quadro di riferimento normativo che da un lato sembra voler definire, e prescrivere che siano rispettati, vincoli, standard, procedure che garantiscano la qualità e la serietà dei diversi corsi di studio e dell’altro non individua in maniera cogente le sanzioni atte a garantire una reale corrispondenza tra la norma e la sua applicazione.
L’espressione «sembra voler definire» va, in questo caso, intesa in senso letterale: sarà utile dunque, prima di procedere oltre, specificare in maniera più dettagliata questo aspetto della questione.
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Frame 2. Friendly law, but law
Se gli antichi romani, con l’introduzione delle leggi scritte, avevano inteso porre fine all’arbitrio dei giudici e costretto tutti a riconoscere che la legge, per quanto dura, va rispettata, gli ideatori del processo di autonomia dell’Università sancito dall’applicazione del d.m. 509/99 sembra abbiano avuto fin dall’inizio la preoccupazione contraria: garantire la più ampia possibilità di interpretare, di ampliare, di estendere lo spirito e la sostanza della legge, di allungare i tempi della sua attuazione.
Con un improbabile gioco di parole si potrebbe dire che con il passaggio dal latino all’inglese come lingua di riferimento per mercanti, navigatori, studenti, studiosi di ogni parte del mondo impegnati a comunicare, scambiare esperienze, avviare progetti, sviluppare attività, il «dura lex, sed lex» di antica memoria ha lasciato il posto al più duttile «friendly law, but law».
Molto è stato già detto e scritto, nel corso di questo lavoro di ricerca, circa le ragioni per le quali la deliberata ambiguità, nel senso canonico di definizione confusa di situazioni alternative che generano più significati e interpretazioni, della norma, unitamente alla sua «facilità d’uso», questo uno dei significati dell’aggettivo «friendly», hanno finito col produrre effetti collaterali così numerosi e rilevanti da mettere in discussione l’utilità prima ancora che l’efficacia della cura. Ci si può dunque qui limitare a focalizzare l’attenzione intorno agli effetti determinati, data anche la particolare configurazione organizzativa delle quattro Università in questione, per quanto riguarda:
1. i criteri di accreditamento dei corsi di studio a distanza e le azioni di verifica e di valutazione della qualità del piano formativo previste nell’ambito dei diversi regolamenti didattici;
2. l’attivazione del sistema di valutazione costante della qualità dell’organizzazione e dei risultati della didattica secondo criteri nazionali ed internazionali;
3. i criteri di accreditamento di nuove Università telematiche e le specifiche tecniche del sistema di e-learning che tali Università sono tenute ad adottare secondo i d.i. del 17 aprile 2003 e del 15 aprile 2005 in particolare per ciò che si riferisce all’esplicitazione della metodologia didattica adottata e dei servizi offerti (certificazione del materiale didattico, tutela della privacy, caratteristiche e modalità delle prove di verifica del profitto, vincoli nella scelta dei crediti formativi annuali conseguibili, ecc.), alla definizione delle modalità di stipula del contratto tra studente e Università ivi compresa l’eventuale rescissione da parte dello studente, al piano di reclutamento del personale (almeno 9 docenti e 18 tutor per ogni 100 studenti immatricolati per ciascun corso di laurea triennale, almeno 6 docenti e 12 tutor per ogni 100 studenti immatricolati per ciascun corso di laurea specialistica, non più di 40 studenti per ciascuna classe affidata a un tutor), alla dotazione tecnologica (caratteristiche della piattaforma, comprovata compatibilità con i servizi previsti nella Carta, risorse per la manutenzione e l’aggiornamento, congruità tra capacità tecnologica e utenza prevista, ecc.).
È utile sottolineare come i rischi di «distorsione», per continuare a utilizzare questo eufemismo, siano stati a tal punto e da sempre così evidenti da aver indotto la Conferenza dei rettori delle Università italiane a deliberare più volte in proposito in maniera oltremodo netta e significativa, come si avrà modo di constatare più diffusamente nel terzo capitolo.
Con un improbabile gioco di parole si potrebbe dire che con il passaggio dal latino all’inglese come lingua di riferimento per mercanti, navigatori, studenti, studiosi di ogni parte del mondo impegnati a comunicare, scambiare esperienze, avviare progetti, sviluppare attività, il «dura lex, sed lex» di antica memoria ha lasciato il posto al più duttile «friendly law, but law».
Molto è stato già detto e scritto, nel corso di questo lavoro di ricerca, circa le ragioni per le quali la deliberata ambiguità, nel senso canonico di definizione confusa di situazioni alternative che generano più significati e interpretazioni, della norma, unitamente alla sua «facilità d’uso», questo uno dei significati dell’aggettivo «friendly», hanno finito col produrre effetti collaterali così numerosi e rilevanti da mettere in discussione l’utilità prima ancora che l’efficacia della cura. Ci si può dunque qui limitare a focalizzare l’attenzione intorno agli effetti determinati, data anche la particolare configurazione organizzativa delle quattro Università in questione, per quanto riguarda:
1. i criteri di accreditamento dei corsi di studio a distanza e le azioni di verifica e di valutazione della qualità del piano formativo previste nell’ambito dei diversi regolamenti didattici;
2. l’attivazione del sistema di valutazione costante della qualità dell’organizzazione e dei risultati della didattica secondo criteri nazionali ed internazionali;
3. i criteri di accreditamento di nuove Università telematiche e le specifiche tecniche del sistema di e-learning che tali Università sono tenute ad adottare secondo i d.i. del 17 aprile 2003 e del 15 aprile 2005 in particolare per ciò che si riferisce all’esplicitazione della metodologia didattica adottata e dei servizi offerti (certificazione del materiale didattico, tutela della privacy, caratteristiche e modalità delle prove di verifica del profitto, vincoli nella scelta dei crediti formativi annuali conseguibili, ecc.), alla definizione delle modalità di stipula del contratto tra studente e Università ivi compresa l’eventuale rescissione da parte dello studente, al piano di reclutamento del personale (almeno 9 docenti e 18 tutor per ogni 100 studenti immatricolati per ciascun corso di laurea triennale, almeno 6 docenti e 12 tutor per ogni 100 studenti immatricolati per ciascun corso di laurea specialistica, non più di 40 studenti per ciascuna classe affidata a un tutor), alla dotazione tecnologica (caratteristiche della piattaforma, comprovata compatibilità con i servizi previsti nella Carta, risorse per la manutenzione e l’aggiornamento, congruità tra capacità tecnologica e utenza prevista, ecc.).
È utile sottolineare come i rischi di «distorsione», per continuare a utilizzare questo eufemismo, siano stati a tal punto e da sempre così evidenti da aver indotto la Conferenza dei rettori delle Università italiane a deliberare più volte in proposito in maniera oltremodo netta e significativa, come si avrà modo di constatare più diffusamente nel terzo capitolo.
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Frame 3. I fantastici quattro
I numeri sono presto detti: 4 Università, nate tutte solo dopo la «riforma», 15 Facoltà, 20 corsi di studio, 2.513 studenti, 3 docenti di ruolo, a fronte delle 81 Università, 545 Facoltà, 3.076 corsi di studio, 1.158.455 studenti, 60.728 docenti di ruolo che rappresentano l’uni-verso totale di riferimento nell’anno accademico 2005/2006.
I numeri sono numeri, e negare la limitata incidenza quantitativa del fenomeno «Università telematiche» sul totale dell’universo indagato vorrebbe dire negare l’evidenza. Ciò detto, va aggiunto però, continuando a usare il lessico caro ai maghi dei numeri, che molte e consistenti ragioni sconsigliano di determinare ogni sorta di equivalenza tra questo oggettivo dato di fatto e una supposta scarsa rilevanza del suddetto fenomeno.
Due di queste ragioni meritano in particolare di essere esplicitate:
1. il sempre più vasto e autorevole novero di coloro che, sulla base delle potenzialità connesse allo sviluppo delle Nuove Tecnologie dell’Informazione (NTI) e al loro utilizzo in ambito didattico, ritengono l’on line la vera nuova frontiera dell’apprendimento (il fatto che l’Unione europea almeno dal 2000, anno della definizione dell’e-Learning Action Plan «Designing Tomorrow’s Education», abbia individuato nell’e-learning un asse fondamentale delle politiche culturali, dell’istruzione e dell’informazione al punto da prospettare la possibilità di rimodellare intorno ad esso l’intero sistema educativo al tempo della società dell’informazione può suggerire a questo proposito qualcosa di certamente significativo);
2. la qualità e la quantità di soggetti che si stanno adoperando per promuovere e diffondere l’insegnamento on line a ogni livello. Per fare anche in questo caso qualche esempio, si possono citare le esperienze delle Università di Paesi come il Canada e l’Australia o le attività legate alla costituzione di consorzi sul modello open university alle quali partecipano non solo le Università di Paesi tradizionalmente all’avanguardia come USA e Gran Bretagna ma anche quelle di Paesi come la Cina, l’Argentina, il Vietnam, la Cambogia.
I numeri sono numeri, e negare la limitata incidenza quantitativa del fenomeno «Università telematiche» sul totale dell’universo indagato vorrebbe dire negare l’evidenza. Ciò detto, va aggiunto però, continuando a usare il lessico caro ai maghi dei numeri, che molte e consistenti ragioni sconsigliano di determinare ogni sorta di equivalenza tra questo oggettivo dato di fatto e una supposta scarsa rilevanza del suddetto fenomeno.
Due di queste ragioni meritano in particolare di essere esplicitate:
1. il sempre più vasto e autorevole novero di coloro che, sulla base delle potenzialità connesse allo sviluppo delle Nuove Tecnologie dell’Informazione (NTI) e al loro utilizzo in ambito didattico, ritengono l’on line la vera nuova frontiera dell’apprendimento (il fatto che l’Unione europea almeno dal 2000, anno della definizione dell’e-Learning Action Plan «Designing Tomorrow’s Education», abbia individuato nell’e-learning un asse fondamentale delle politiche culturali, dell’istruzione e dell’informazione al punto da prospettare la possibilità di rimodellare intorno ad esso l’intero sistema educativo al tempo della società dell’informazione può suggerire a questo proposito qualcosa di certamente significativo);
2. la qualità e la quantità di soggetti che si stanno adoperando per promuovere e diffondere l’insegnamento on line a ogni livello. Per fare anche in questo caso qualche esempio, si possono citare le esperienze delle Università di Paesi come il Canada e l’Australia o le attività legate alla costituzione di consorzi sul modello open university alle quali partecipano non solo le Università di Paesi tradizionalmente all’avanguardia come USA e Gran Bretagna ma anche quelle di Paesi come la Cina, l’Argentina, il Vietnam, la Cambogia.
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